Un perpetuo trafelato presente

di: Francesca Franco
La modernità non fu forse fin dall'inizio un processo di "liquefazione"? "Fondere i corpi solidi" non è forse stato il suo passatempo preferito e il suo principale successo? In altre parole, la modernità non è forse stata "fluida" fin dalla nascita?
(Zygmunt Bauman, 2000)


C'era una volta la società dei produttori e degli industriali, epoca di masse, regole vincolanti e poteri forti. I valori che la governavano erano sicurezza, stabilità, durata nel tempo, in una parola solidità.

Quel mondo si è disgregato, e con lui l'idea darwiniana di progresso, durante gli ultimi tre decenni, che hanno visto i processi di privatizzazione e deregolamentazione dello Stato soffocare nel silenzio o nell'impotenza generale il progetto moderno di individuo-cittadino nato in Occidente alla fine del Settecento.
Oggi viviamo nella società dei consumatori, il cui valore supremo sono una libertà senza precedenti, cui fa però da contraltare una gioia ambigua, e il diritto coatto alla ricerca della felicità. Una felicità istantanea e perenne, assoggettata com'è alla soddisfazione di un desiderio impossibile da saziare, perché quantitativamente molteplice e perché estraneo alla dialettica mancanza/bisogno. Una felicità astratta, mutuata direttamente dalla cultura americana (che nella Costituzione del 1787 la sanciva quale primo valore civile) ma che diventa scema nel momento in cui annulla e si sostituisce a qualsiasi idea di "umana realizzazione" dell'individuo e di tutto ciò che questa comporta: impegno, ricerca e il folle coraggio della propria originalità.

un perpetuo 2Isolata, privatizzata, flessibile, precaria, la vita nelle società di oggi, che Zygmunt Bauman ha definito nel 2000 liquida, ha perso il senso del tempo. Appiattito su un perpetuo trafelato presente, che non ha memoria del passato né proietta il suo sguardo verso il futuro. Irretito da uno stato di emergenza permanente e da un'accelerazione delle performance del singolo, utili a rendere le persone schiave del potere di turno, perché incapaci di negoziare tra estranei un progetto di vita in comune. In questo scenario di vite di corsa Marra afferma l'esigenza di riscattare uno spazio indispensabile di sospensione che, senza annullarla, metta però tra parentesi la realtà, per riflettere su questioni personali che riguardano tutti: esigenze e felicità, memoria e oblio, fondatezza e inconsistenza, costrizione e libertà, passato e futuro.

Lo fa optando per una pittura lenta e meticolosa contraria a ogni imperativo di efficiente produttività. Una pittura fatta al modo degli antichi, per successive sottili ve lature di colore ma sgargiante come nella migliore tradizione pop, per meglio gareggiare con l'universo totalizzante dei mass-media. In questa ricerca di un tempo altro si compie nel 2009 la folgorazione per la quarta dimensione e con essa un primo essenziale punto di svolta nella ricerca di Marra. La durata di Bergson, nella sua perenne e si multanea convergenza di presente e passato, conteneva infatti una promessa di intensificazione e modificazione dinamica della realtà materiale, ossia della parte s(t)olida e pesante della modernità.

un perpetuo 3Marra muove da questa coniugazione di spazio e di tempo, per insistere attraverso una pittura viscosa sulla memoria quale fulcro della relazione tra materia e ciò che nell'uomo non è materia e neppure spirito, ma vitalità, affettività e pensiero. Una dicotomia dialogica che egli traduce in immagini a volte al limite della riconoscibilità e dell'astrazione. Spesso usato direttamente, senza l'intervento preventivo del disegno, il colore-luce si presenta come una massa prepotente e invasiva, che deforma lo spazio incurvandolo insieme con le linee-forza che costruiscono le figure. Le quali sono così liberate da qualsiasi ricordo di realtà percepita, per farsi espressione di qualcosa di più originale e insieme universale. Nascono così opere come Alchimia della ragione, Frammenti vitali, Il tempo e la coscienza dell'istante, Egoità spirito nell'immediatezza, Protemporalità, Quasistante, Movimento continuo e assoluto o Illusione del vivere, che si distingue dalle altre per sintesi iconica, giocata com'è sull'alternanza di due soli colori, bianco e giallo, a simbolizzare la luce: qualcosa per sua natura tanto ambigua da continuare a sfidare la scienza. Nonostante il significato letterale del titolo, questo quadro enuncia una vo glia di libertà, di scioltezza, di leggerezza, evoca il desiderio di andare oltre, liberandosi dai limiti, da tutto ciò che è un ostacolo a una vita che si vorrebbe nuova, e che forse già lo è se solo non fosse negata. E Marra non la nega, con semplicità l'accoglie e l'asseconda, sostituendo all'intransigenza metallica e alla fosca protesta del nero il diverso senso d'assoluto del bianco, la sua fusione appagata di tutti i colori dello spettro in movimento.

Illusione del vivere scandisce, dunque, un momento decisivo di passaggio e di trasformazione, che apre la strada all'esplosione cromatica e vitalistica che di lì a poco avrebbe trovato compiuta espressione nella rivisitazione di temi pop come le Marilyn, i fiori e le bottiglie di Coca-Cola. Temi certo d'immediata piacevolezza o di collaudato appeal, ma utili a traghettare una riflessione non banale e per nulla edonistica verso un pubblico più ampio e diversificato per provenienza e background culturale.


An endless, breathless present

1 INGWas not modernity a process of 'liquefaction' from the start? Was not 'melting the solids' its major pastime and prime accomplishment ali along? In other words, has modernity not been 'fluid' since its inception?
(Zygmunt Bauman, 2000)


Once upon a time there was the industriai society, age of masses, binding rules and solid powers. The values which were ruling it were safety, stability, duration, in one word: solidity.

That world has been crumbling, together with the darwinian idea of progress, during the last three decades, which have seen the State's privatization and deregulation processes suffocating the modern project of the individual/citizen, born in Occident at the end of the Eighteenth century, in silence or in generai impotence.
Today we are living in the consumer's society, whose supreme values are an unheard freedom- which, as a counterpart, has an ambiguous delight - and the compulsory right of finding happiness. An instant and ceaseless happiness, ruled by the satisfaction of a desire impossible to be fu lfilled, because it is quantitatively multiple and because it is unknown to the dialectics lacklneed. An abstract happiness, directly borrowed from the American culture (which ratified it as the first civil right in the Constitution of 1787), which becomes silly when it substitutes itself to any ind ividual's idea of "human realization" and of everything regarding it: diligence, research and the reckless courage of one's own originality.

un perpetuo 2 ingIsolated, privatized, flexible, unstable: life in today's society - which Zygmunt Bauman defined as liquid - has lost the sense of time. Flatted on an endless, breathless present, w hich has no memory of the past and it doesn't even look towards the future, it is enmeshed by a permanent emergency state and by a performance acceleration of the individuai, useful only to make people slave of the power of the day, because they are unable to negotiate among strangers far a project of common life. In this scenario of rushing lives, Marra affirms the necessity of delivering an essential space of suspension which, without cancelling it, puts between brackets and reality, in arder to think about personal issues that regard everyone: needs and happiness, memory and oblivion, foundation and inconsistency, constraint and freedom, past and future.

He chooses a slow and meticulous painting, going against every imperative of efficient productivity. A painting made like the ancients would, with subtle hints of colour but bright as in the best pop tradition, in arder to compete with the totalizing universe of mass-media. In this research of another time, the fulguration far the fourth dimension takes piace in year 2009, and with it the first ·essential turning point in Marra's research. Bergson 's duration, in its endless and simultaneous convergence of present and past, had a promise of dynamic intensification and modification of materia! reality, that is the s(t)olid and heavy side of modernity.

un perpetuo 3 ingMarra starts from this combination of space and time, to insist through a viscous painting on memory as the core of the relationship between materia! and what is not materia! nor spirit, but vitality, affection and thought. A dialogic dichotomy translated by him into images which sometimes are hard to be recogni sed, which are almost abstract. Often used directly, without the preventive intervention of drawing, the colour-light presents itself as a compelling and invasive mass, which deforms the space bending it together with force lines which build the figures. In this way, they are freed from any reminiscence of perceived reality, in arder to be expression of something more originai and universal. Thus artworks like Alchemy of reason, Vita/ fragments, Time and the conscience of the instant, Ego spirit in the immediacy, Protemporality, Almostinstant, Continuous and abso/ute Movement or 11/usion of living, this last o ne distinguishes itself far the lyric iconic synthesis, played on the alternation of only two colours: white and yellow, to symbolise light. Something so ambiguous to challenge science. Despite the literal meaning of the title, this painting denounces a desire of freedom, of nimbleness, of carelessness; it evokes the desire of going beyond, releasing from limits, from everything that is an obstacle to a new l ife, which could already be, if only it wasn't denied. And Marra does not deny it, with simplicity, he receives and supports it, replacing the metallic rigorousness and the grim protest of black with the different sense of absoluteness of white, its fusion is fulfilled with ali the colours of the moving spectrum.

Illusion of living articulates, therefore, a decisive moment of transition and transformation, which paves the way to the chromatic and vital explosion. An explosion which, in short time, would have found complete expression in the reinterpretation of pop themes like the Marilyns, the flowers and the Coke bottles. Themes of immediate pleasantness or of tested appeal, but useful to carry a consideration, which is not trivial nor hedonistic, to a more wide audience, diversified far origin and cultura! background.